Febbraio 2, 2020 News Nessun commento

La chiesa di S.Stefano

Il culto di S.Stefano diffuso a partire dal V sec. da Aquileia alla prepositura di S.Stefano in Cividale, dove vi erano i canonici, è possibile abbia figliato la chiesa di S.Stefano (G.Biasutti). Il primo accenno esplicito ad una borgata organizzata attorno alla sua chiesa e denominata «Remanzaco» è contenuto nel documento di papa Celestino III del 1192, che delimita la giurisdizione religiosa del Capitolo di Cividale. La scritta sull’architrave della porta d’ingresso dice che la chiesa fu completata nell’anno 1500. Ci sono buone ragioni per considerare la data del 1500 come quella di una ristrutturazione di un edificio preesistente. Subito a nord sono stati trovati resti di laterizi di un insediamento romano, e certamente è antica la strada limitrofa per Beivars e Udine, rimasta importante fino a che negli anni venti non si è costruita l’attuale statale. Che la chiesa sia più antica del 1500 lo certifica anche una nota nel libro dei necrologi di Ziracco dove, in data 19 luglio 1366, si trova nominata la “ecclesia Sancti Stephani”. La torre campanaria, di base quadrata (lati m 3,40; spessore dei muri m 1,10 circa) non ortogonale al lato sud della chiesa, è il risultato di un’antica torre d’avvistamento e segnalazione. Lo stile architettonico riporta alla scuola tardo gotica facente capo ad Andrea da Skofia Loka e ai maestri muratori sloveni. L’interno è una semplice aula rettangolare con soffitto in travatura e pianelle a vista, con abside gotico a pianta quadra e volta a costoloni con particolari peducci a teste umane. Finestre alte e strette si aprono nella facciata a sud e al centro dell’abside. Di tutti gli arredi rimane solo un’acquasantiera in pietra della fine del ‘500. Il coro, luminoso e suggestivo come in origine, risulta privo di quella splendida ancona lignea del Martini ora collocata in un’aula della parrocchiale. L’altare è diviso in due piani contenenti ciascuno un personaggio principale (S. Stefano in alto, la Madonna in atto di insegnare al Bambino a leggere in basso), affiancati da quattro santi in nicchie: S. Michele col drago, S. Sebastiano, S. Rocco, S. Martino nel ripiano superiore; S. Pietro, S. Giovanni Battista, S. Paolo, S. Giacomo nel ripiano inferiore; nella cimasa l’Incoronazione della Vergine e, ai lati, S. Lucia e un’altra santa, e l’Annunciazione (la Vergine a sinistra e l’angelo a destra). L’architettura è di chiare forme rinascimentali. Sino alla sua rimozione (1976) l’altare era contenuto nell’armadio dipinto internamente in azzurro, che immagazzinato in canonica, venne usato come legname da ardere. L’altare, dopo i danni subiti dalla chiesa di S. Stefano a seguito del terremoto del 1976, è stato reso a nuovo splendore presso il Centro di Restauro di Passariano. Giuseppe Marchetti attribuisce l’altare ligneo a Giovanni Martini solo nel 1955 e gli esperti sono concordi nel riconoscervi uno dei suoi migliori lavori.

S. Maria Maddalena in Orzano

 La piccola chiesa di S. Maria Maddalena, a nord del centro abitato di Orzano, lungo la strada che conduce a Moimacco, è probabilmente, così stante, la chiesetta più antica del comune, cioè senza rimaneggiamenti posteriori, ed è la testimonianza di come doveva essere una semplice chiesetta campestre nel medioevo. Di fattura trecentesca dopo il terremoto del 1348 fu rimessa e affrescata: sulle pareti dell’aula e nell’absidiola del coretto rinvenuti dalla scrostazione spontanea del muro nel 1976 in occasione del terremoto. All’interno, decorazioni eseguite nel 1912 ricoprono gli affreschi primitivi in pessime condizioni quattrocinquecenteschi: nella parete antistante all’abside si vede una Madonna con Bambino e sulla parete sinistra l’Adorazione dei Magi; nella parte destra una processione di sante, che pare continuare sulle pareti dell’abside attribuibili ad un artista friulano colto, operante in ambito cividalese. Mantiene, pur con parziali modifiche (forma della porta e delle finestre, abside restauri nel XVII secolo) l’originaria tipologia. Ha una semplice aula rettangolare, soffitto ha travatura a vista, abside con arco romanico a cono in pietra, leggermente ribassato con volta a semicatino. Facciata liscia con monofora campanaria sul colmo, con porta e due finestre rettangolari aperte o ampliate posteriormente (sec. XVII). Una linea di dentelli in cotto orna la linea di gronda e il campanile a vela, con monofora campanaria, sulla facciata. Muratura mista di pietre grossamente squadrate e di sassi. Copertura attuale in coppi.

La Chiesa della Madonna della Neve

L’abitato di Selvis sorge su un terreno leggermente ondulato di natura alluvionale; anticamente il luogo era ricoperto da selve, ospitava eremiti che diedero vita al centro abitato. Il borgo era formato da case contadine, la chiesa e la Casa Rigo, forse l’antico promitorio. La chiesetta sorge su una altura a dominare il letto dell’antico Malinat, vecchio corso asciutto confluito nel Malina, d’impianto seicentesco, coro e sagrestia sono del 1957. Poco discosta la torre campanaria a sezione quadrata del 1932, due anni dopo venne realizzata l’ampia scalinata di accesso e nel 1953 l’attuale presbiterio e la sagrestia. Ora è dedicata a S.Maria della neve. La facciata ha una porta centrale incorniciata sormontata da una lunetta. Sul colmo sopra il timpano è posto il campanile a vela con bifora campanaria. L’aula è rettangolare con soffitto centinato, con al centro un dipinto su tela della fine del 600 raffigurante il trionfo della Vergine: si tratta probabilmente della vecchia pala d’altare della chiesa di Orzano. La chiesetta possedeva due dipinti, andati perduti, che attestavano un passato camaldolese: S. Guglielmo e S. Agostino cui spesso s’ispiravano i penitenti camaldolesi. Nella zona circostante boscosa trovarono rifugio eremiti penitenti fin dal sec. XI. Alla periferia di Udine, nei pressi del Torre, sorgeva già nel 1335, in terra di ladroni (le cronache narrano di un intervento ad opera del patriarca Bertrando per cacciarli) il monastero camaldolese di S. Gottardo, al quale nel 1445 viene annesso il lazzaretto della vicina città. Nel 1447 i monaci lasciarono il monastero, trasformato completamente in lazzaretto, per ritirarsi dall’altra sponda del Torre, nel romitorio di Selvis (nel bosco). A questi monaci dunque risalirebbe la costruzione di una prima cappella. Durante la peste del 1485, un monaco dell’eremo di Selvis, si offrì volontario per curare gli appestati nel lazzaretto di S. Gottardo rimettendoci la vita a causa del contagio. Da una visita pastorale del 1735 apprendiamo trattasi di chiesuola privata dei signori Gallici.

La Chiesa di S.Giovanni Battista

La chiesa di S.Giovanni Battista (Parrocchiale) risale al 1535, data comprovata da una lapide collocata sulla facciata. L’aula è rettangolare con presbiterio quadrato e abside rettangolare. Sul lato Ovest è stata aggiunta anticamente una parte per la sagrestia ed una piccola cappella ove ora è conservata la Pala del Martini. Nell’interno 4 pregevoli dipinti attribuiti a B. Blaceo, pittore udinese del 1500: S.Martino e il povero, S.Stefano, S.Rocco e S.Sebastiano. Notevole anche l’Ultima Cena di G.Floreani, dipinto di fine 1500 e preziosissime litografie della via Crucis del 1779. Seicentesco è il fonte battesimale in pietra con copertura semisferica di rame. Del 1700 l’altar maggiore con pregevole paliotto in marmo bianco (Cena di Emmaus)e le due statue laterali (S.Giovanni e S.Stefano).

 

La Chiesa di S.Maria Assunta

Ad Orzano nella piazza del paese sorge la chiesa di Santa Maria Assunta, originaria del XIII sec, ma ricostruita nel ‘700. In sagrestia sono custodite una pala d’altare settecentesca ed una statua in legno (Madonna con Bambino) opera del Tirona datata 1509.

Written by Giovanni Cassina